Serendipity

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La mia terza lezione di tango è stata esilarante.

Avevo deciso che, per lasciarmi andare,  avrei dovuto danzare ad occhi chiusi, e così ho fatto. Mi sono abbandonata e lasciata trasportare e pestato i piedi a chiunque mi capitasse a tiro, e sbagliato passi, e perso il ritmo, e cambiato peso, e anticipato il cavaliere, e condotto io, e disunito le caviglie, e non rispettato le consegne: il delirio. Alla vista dell’ ocho adelante, ho iniziato il loop mentale: oddio, domani sarò a letto bloccata. E invece no, sto benissimo!

 

Giovedì sera ero a celebrare l‘International Day of Yoga in Villa Caldogno con la mia maestra, altre maestre e altri studenti. La mia maestra è aria, è gioia, leggerezza, profondità, bellezza, serenità, pace, vivacità, coraggio, vita, esperienza, saggezza, improvvisazione e pazzia. Ci siamo conosciute danzando, non il tango questa volta, biodanzando.

Ma non è di Yoga, non di Licia, non di Biodanza che ti racconto oggi, è della fortuna di fare felici scoperte per puro caso, trovare una cosa non cercata ed imprevista mentre se ne stava cercando un’altra: serendipity.

Serendipity is looking in a haystack for a needle and discovering a farmer’s daughter.”

Accade.

A me successe quando cercai la carta di credito, che avevo nascosto molto bene e non so dove ancora, e trovai una vecchia lettera (quelle cose che un tempo giungevano in busta chiusa e francobollo, quelle cose per le quali controllavi ogni giorno la cassetta delle lettere…che bella era l’attesa di una lettera, che bella l’attesa dello sviluppo di una fotografia); quando cercando il libro di filosofia del liceo, trovai il DVD di Harry ti presento Sally ,  dato per disperso nel trasloco, un saggio filosofico al pari di Hegel, come diceva il mio amato prof di filo Adriano per provocarmi ; quando cercavo la solitudine e trovai una sorella, anzi due; quando feci un corso per dimagrire e mi ritrovai a frequentarne uno sull’autostima; quando volevo a tutti i costi praticare il francese e mi ritrovai invece ad allenare l’inglese;  quando, giovedì sera cercavo la bellezza nella pratica yogica e mi imbattei in un’altra bellezza, questa.

 

 

Villa Caldogno, palladiana, incantevole, deliziosa, dolce, soave, minuta e splendida. Ha pareti colorate come le domus romane e come le domus romane ha affreschi che illustrano storie romane: le virtù di Scipione, le drammatiche vicende della regina di Cartagine Sofonisba, il Concilio degli Dei, Venere, Vulcano, i suonatori di strumenti, i giocatori di carte incorniciati in colonne corinzie, cariatidi, telamoni, cartigli, cartocci, fregi e festoni.

Ma la vera serendipità è stato l’interrato: un intatto sistema idraulico del Cinquecento che canalizzava le acque per uso domestico, è la foto illuminata di blu.

Rapita.

Sì, sono stata rapita da questa fortuita scoperta. Davanti ad un’opera d’arte mi perdo. Non sono affetta da sindrome di Stendhal,  non provo tachicardia né capogiro né vertigini ma mi estranio, bouche béante, al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza esattamente come questa.

Sai che faccio solitamente poi? Mi fermo, chiudo gli occhi e immagino. L’ho fatto a Pompei: odori acri, urla di mercanti e bambini e recentemente in Ackerstraße a Berlino. Voci e lingue diverse ma pianti uguali, distanti qualche migliaio d’anni, ma uguali.

Sono una persona fortunata, vivo a Vicenza e la mia città è un gioiello: la perfezione classica del Rinascimento, un bonbon dai nastri di seta bianca, i colonnati in pietra di Vicenza, e colline verdi. Non mancherò di raccontartene in futuro.

Buon sabato, ti auguro di cuore che sia un nuovo giorno di scoperte e di cose belle che nutrono gli occhi e l’anima.

Con affetto,

Lara

 

 

2 commenti

  1. Un vecchi saggio diceva: se hai due monete, una usala per comprare del pane…il corpo ha bisogno di nutrirsi. L’altra moneta usala per comprare un fiore…..l’animo ha bisogno di nutrirsi.
    Il corpo e l’animo vivono insieme ma hanno bisogni diversi, non si nutrono delle stesse cose: Il corpo guarda, mangia e si sente sazio e bene. Gli occhi guardano, rimandano all’animo, il quale mangia e, poi, saziato si sente bene. Noi abbiamo bisogno di continuo di saziare l’animo ovunque siamo. Non è importante il posto dove siamo. E’ importante cosa offre quel posto. Quante emozioni riesce a darci. Quanti brividi. Quanti sogni ad occhi aperti si possono avere.
    Io dico sempre che se un giorno trovandomi in un posto qualsiasi non dovessi trovare nuove emozioni, vuol dire solo che sono al capolinea. E, allora, non mi resta altro che chiudere gli occhi e lasciare questo mondo.
    Ora ti lascio altrimenti entro nel vicolo buio della depressione latente che mi ritrovo e…….

    1. Bella e veritiera la tua storia, Fred.
      Senza emozioni che saremmo? Corpi, niente più.
      Grazie per questa condivisione, sono onorata dai tuoi commenti.

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