Fall

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Fall aka autunno.
Ringrazio l’americano per avermi regalato questa parola. La sento proprio mia. La sua onomatopea descrive il solo significato che gli do: caduta!

Le foglie cadono, ingombrano le strade, le rendono sdrucciolevoli, con la pioggia diventano maleodoranti, il sole è torbido, tornare alle scarpe dopo tre mesi di sandali è una sofferenza, vestirsi anche, chiudere le finestre toglie il respiro.
A chi piace questa stagione?
Apparentemente oltre a qualcuno anche alle cimici e alle zanzare, quest’anno resilienti più che mai!
Tornando a noi due, penso che tu lo abbia capito: detesto l’autunno, la sua D E C A D E N Z A!
Di fatto l’etimologia della parola autunno è tutt’altro che decadente è da ricollegarsi al verbo latino augere = aumentare, arricchire. Andando ancora più alle origini, si rintraccia la radice sanscrita av- o au– che esprime l’idea del saziarsi, del godere. Ecco che, contrariamente a quanto io possa immaginare, la parola autunno non significa la stagione che prepara al tramonto, al declino dell’inverno, bensì, al contrario, la stagione ricca di frutti che la natura ed il lavoro dell’uomo hanno preparato.
Ora, pur nutrendo profonda stima per i contadini e il loro durissimo lavoro e nel pieno rispetto della natura a me l’autunno sta lì.
Ho tre amici che abitano the Great Lakes of North America che, indefessi, tentano di convincermi del contrario.
Scott mi sciorina ogni santissima settimana canzoni di John Denver correlate da foto di magnifici alberi colorati. Io ribatto che fra qualche settimana diverranno scheletri ma lui non demorde.
Randy si adopera con sottoboschi infiniti e viste aeree di parchi che del cemento e dell’asfalto non conoscono nemmeno l’esistenza, a me che, se mi metti a vivere in montagna per più di tre giorni, schianto, ma lui non lo sa ancora.
Jason invece ci dà dentro con i tramonti e le albe sulle sponde del lago Michigan e mi propone raggi di sole, onde e fari tra Grand Haven e Muskegon e io che per i tramonti e i fari ho il cuore di burro, di quella terra me ne sto innamorando. Fino a qualche tempo fa del lago Michigan conoscevo solo la localizzazione ora so anche le università che lo abitano, i gradi in inverno dentro e fuori casa, i piatti tipici massimamente anti veg, le gallerie d’arte, le parrucchiere, i pompieri, i negozi, le squadre di basket, football e la loro mascotte. Mi sono iscritta alla mailing newsletter di Pure Michigan e potrei dirti anche le case in vendita nella zona e il nome del sindaco e dello sceriffo delle varie città. Pensa, sono la prima italiana iscritta alla newsletter; me lo hanno detto dopo la terza mail un pelino insistente nella quale chiedevo il permesso poiché il sistema prevedeva tra gli stati di provenienza dei nuovi iscritti solo quelli statunitensi. Ecco, c’est moi, la solita pigna in c….aka a pain in the a…

La prossima estate con i ragazzi abbiamo in programma gli States: la guerra è già aperta. Matteo vuole fare skate a Venice, Tommy vuole andare a Oakland e pregare davanti all’Oracle Arena dei Golden State Warriors nella speranza che Stephen Curry torni negli spogliatoi dopo aver dimenticato il deodorante, Manolo vuole spapparanzarsi sulla spiaggia di Santa Monica e Dalila girare per Beverly Hills…California insomma!
Caro il mio Lake Michigan, ti ho messo nella wish list 2020. Verrò da te da sola, possibilmente non in autunno e la ragione ben la conosci, non in inverno perché la tuta spaziale termica non mi basterebbe, forse in primavera o in estate a camminare sulla spiaggia di Grand Haven Beach, mangiare schifezze al Mid Coast Club, prendere il pane al Village Baker, ammirare e toccare i Petoskey stones dopo Traverse City, correre sulla passerella del faro di Frankfort, Tisconia Beach e Crisp Point Light e, da ultimo, farmi un selfie mentre cavalco il Bulldog del campus di Big Rapids.
A presto, Lake Michigan

Lara, from Italy with love

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