Di sorelle e di 2019

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Ciao!
Ho latitato ultimamente, ne ho combinata una delle mie, una grossa: ho cambiato pc senza salvare né trasferire gli accessi, come per la rubrica del telefono cancellata con un colpo di magia qualche mese fa.
Sono bastati due minuti due di livello DEFCON 1 poi sono arrivati i caccia ovvero la sorprendente consapevolezza che non ero sotto imminente attacco e sono tornata a DEFCON 5.

Oggi ti racconto di sorelle e di altro.
Io un solo fratello biologico, il veterinario omeopata, quello che con Nina mi ha regalato la gioia di essere zia di Pietro e Lupo.
Ho amiche, le mie amiche sono le sorelle che mi sono scelta.
Ci sono le Betoneghe, le mamme della scuola materna, quelle con cui abbiamo condiviso gite, picnic e infiniti pomeriggi al parco giochi.
Il parco giochi è scuola di vita per le mamme: consapevolizzi la tua imperfezione. La perfezione del parco giochi corrisponde all’arrivare in tacchi e tailleur e sorvegliare tuo figlio composto ed educato che rimane pulito anche dopo una giornata intensa di pioggia, che condivide cibo e giostre, non fa un capriccio, obbedisce al primo sguardo, ché i richiami verbali non si conoscono, in borsa hanno merende di frutta, tagliata fresca, salviette alla lavanda, lavorano anche al parco, guidano macchine appena uscite dal concessionario.
Noi Betoneghe non eravamo esattamente così. Avevano piantagioni di mais e grano sotto i seggiolini delle auto, arrivavamo al parco non propriamente fresche dopo il lavoro, non in tacchi e con merende confezionate in borsa, avevamo figli imperfetti, sporchi, urlanti, disobbedienti. Era una vera e propria guarnigione la nostra, la chiamavano il CSMI: il consiglio superiore delle mamme imperfette. Da queste caratteristiche comuni nacque la nostra amicizia che dura da quindici anni e che bastano un paio di cene all’anno o un messaggio sul gruppo per tenerla in vita, se è un pettegolezzo, è preferibile.
Eccoci in plenaria davanti ad un club sandwich infinito, imperfette più che mai!

Poi ci sono le Wonder, un gruppo variegato, nato durante un percorso di crescita personale: ci sono le giovani, le single, le sposate, le divorziate, le pensionate, le prof, le manager, con figli, con il cane, con il gatto, senza figli, senza cane, senza gatto. Un bel gruppo pieno di energia. La cosa più bella che facciamo assieme è celebrare noi stesse. Non brindiamo, non ci scambiamo regali ma un messaggio che cade un giorno preciso di ogni mese: ti prende due minuti, rifletti e scrivi come sono andate le ultime quattro settimane e, ti assicuro, anche dopo un mese da schifo, ti rendi conto di quante cose tu possa essere orgogliosa di aver portato a termine. E’ un Action Calendar of Happiness ma del pregresso.
Queste sono foto del nostro 2018 scattate a mangiare, ad imparare, ad insegnare, a correre, a camminare, a fare la maglia, a recitare.
Siamo la nostra Fortuna, una bella grande!

Poi ci sono Marina, Cristina, Licia, Maguy, Roberta, Patrizia e poi Chiara e Marcella.
Chiara, Marcella ed io condividiamo un trascorso di vita simile e, come ti dicevo qualche post fa, Chiara è la mia aria, Marcella la mia terra.
Chiara è leggerezza, la mia Thelma e io la sua Louise. Se sono giù di morale, Chiara è la mia medicina. Nel 2012, era settembre, decidemmo di scalare una montagna in alta Pusteria, camminammo per circa dieci ore tra ferrate e sentieri. Avevamo deciso buttare sassi in acqua. Così, anziché per Ponte degli Angeli, decidemmo per una vetta alta tremila metri da cui partiva un ruscello. Buttammo sassi per le prossime venti vite, mangiammo schifezze per tre giorni, prendemmo una multa per eccesso di velocità, ci comprammo profumi e scarpe e tornammo a casa rinate.
Ci sosteniamo, quando ci troviamo è come se non ci fossimo viste per anni. Riusciamo a percepire a distanza il malessere dell’altra: c’è telepatia. Chiara possiede l’arte della sdrammatizzazione, riesce a distrarmi: mi può portare in giro per ore senza che io me ne renda conto. Qualche settimana fa, un sabato post cappuccio e brioche, ci siamo regalate un paio di orecchini in pavé bianco ciascuna. Qualche euro e ci sembrava di indossare la tiara di Kate.
Eccoci qui, senza vergogna, senza pudore: due sceme sorridenti dopo una giornata a Gardaland che non scorderemo mai.

Marcella è terra, è la voce del rigore: Lara, devi dire così, devi capire che, devi guardare, devi imparare, insomma DEVO!
Compensa l’aria di cui ti raccontavo prima e la cosa straordinaria è che lo fa in pugliese: il dialetto barese regala colore e incomprensione 😀
Marcella è la precisione: il film inizia alle 18:00, sono sotto casa tua alle 17:35, abbiamo venti minuti di cammino e cinque per il biglietto. Ecco.
L’estate scorsa abbiamo portato la famiglia in Olanda: essere considerate coppia con quattro figli ci ha dato un benessere mai provato, considerazione e invidia per un paese socialmente ben più avanti rispetto al nostro.
Eccoci a camminare lungo mare a Den Helder, a goderci Il Mare del Nord e la sua luce dopo una litigata con i figli che dei nostri luoghi di meditazione profonda gliene frega meno di niente.

Alla prossima, ora che ho ritrovato gli accessi, mi farò viva più spesso.
Buon 2019! E’ iniziato il nuovo anno, è ora di obiettivi.
Io fra qualche minuto inizio a pianificarlo e a sognarlo e a gustarmi il risultato finale, che arriva sai, se tu lo pianifichi arriva, te lo prometto!

Un bacio grande,
Lara

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