Ciao!
Rimando il racconto della terza parte del viaggio estivo e oggi ti racconto di trasparenza.
E’ una mia caratteristica, una di quelle per le quali a scuola, alla mia entrata in classe, i miei studenti mi registravano: ha le occhiaie, il raffreddore, zoppica, è vestita di tutto nero, non è truccata, non indossa gli orecchini, non ha cambiato borsa, non è coordinata, non ha salutato con “ciao amori miei”, ha chiuso la porta dell’aula!
Chiudere la porta dell’aula, per una che lezione sempre la faceva a porte aperte, era come dire “Buongiorno cari i miei Giovanna D’Arco”.
Va tutto bene prof? Certo! Ammiccavo con sorriso menzognero e il silenzio calava in aula come la nebbia dell’altro giorno.
Ma non preoccuparti, sono ancora tutti vivi e crescono e ancora mi vogliono bene e partecipe delle loro vite.

Sono di facile lettura, che sia mestizia o gioia, mi si vede anima e corpo e borsa e orecchini e trucco e vestito nero. Non so dire le bugie, nemmeno quelle convenienti, quelle ingenue.
La Treccani dà una definizione di “trasparenza” un po’ lunghetta per i miei gusti, te la riassumo: è proprietà di un vetro, dell’aria, dell’acqua limpida, in fisica è nozione riferita alla luce, estendibile a tutto lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche e corpuscolari, nella tecnica pittorica è… bla bla bla. La parte che più si accosta al mio essere e pensare è che trasparenza sia un alto livello di semplicità formale e di chiarezza espressiva.
Questo batte Petrarca con le sue “Chiare, fresche e dolci acque” e gli adorabili cristalli del Museo  Baccarat a Parigi.

Ora, che ha a che fare la trasparenza con la grappa? Questa foto ti può aiutare.

 

Come puoi ben notare è senza ritocchi: ci sono impronte sul bicchiere perchè……perchè non sono ancora capace di usare Photoshop, mannaggia!

Qualche settimana fa sono stata ospite delle Distillerie Poli a Schiavon.
Era il terzultimo giorno di distillazione e l’aria profumava di cose buone: legno, frutta, fiori, bacche, erbe e spezie. Uno stordimento piacevole e leggero dovuto ai profumi ma anche all’accoglienza, al calore delle persone, la loro storia e capacità di far vivere emozionalmente ogni passaggio che trasforma graspi, bucce d’uva e vinaccioli in grappa.
Il museo è una bomboniera confezionata con il calore del rame e i toni del rosso bordeaux che ricorrono ovunque: tutta vinaccia, la parte solida del grappolo dell’uva che residua dopo la vinificazione e la torchiatura, di un rosso scuro profondo, lignea.
Le sue esalazioni rapiscono in modo dolce e pieno.
Ricordi le rime di Carducci che, nella sua “San Martino”,  parlano di mosto? “…ma per le vie del borgo, dal ribollir dei tini, va l’aspro odor dei vini, l’anime a rallegrar”.

Da Poli l’odore è amabile, soave. E’ esaltato dalla musica che parte al momento perfetto, dalle luci che toccano ma non invadono, dall’ordine imperturbabile delle bottaie, dai lunghi corridoi delle cantine che sembrano non finire mai, dalle bottiglie illuminate dal basso per mostrare limpidezza, la purezza di quel prodotto incredibile che è la GRAPPA.
“Sapere e sapore del distillato italiano”, cita il payoff di Poli: una tradizione di famiglia tramandata dal 1898, testimoniata dai più anziani che salutano all’entrata e dai più piccolini che si rincorrono tra le stanze del museo lasciando a terra dinosauri e macchinine.

Un’azienda e una famiglia, una realtà comune nel nostro territorio che ho assaggiato in un’altra occasione, visitando una falegnameria di Valdagno che di emozioni ne regala davvero tante. Ma del legno, dei suoi profumi e del suo calore, che continuano a vivere anche dopo essere stato lavorato,  te le parlerò prossimamente.

E…Buon Anno! Com’è iniziato il tuo 2020?
Il mio è iniziato nel rispetto di un gran valore a me poco conosciuto: rallentare.
Legamenti del ginocchio andati. Significa che cammino con il tutore, danzo con il tutore, faccio yoga con il tutore.
Mi manca correre, mi manca sciare, mi manca pattinare su ghiaccio ma corro, scio e pattino lo stesso, con la mente! Ieri sera ho corso giù per le mie Scalette di Monte Berico, ho fatto la Tognola in libera e le piroette in Piazza dei Signori. E sono stata benissimo!
Per il momento va bene anche così!
Mi sono data alla maglia e all’uncinetto e guarda cosa ho fatto frequentando la Banda delle Magliare!

Tadà!  Una borsetta rosa, il mio rosa fucsia!
Ne sono orgogliosissima!
Sono partita da una catenella, la sola cosa che ero in grado di fare e con l’aiuto delle mie magliare è uscita lei!
Avevo gli occhi che brillavano, illuminavo la sala buia del Grottino, l’osteria ritrovo della banda sotto la Basilica Palladiana. Non è carboneria la nostra ma maglia, uncinetto, ricamo e ciacole, tante tante e bellissime ciacole!

Ti abbraccio!

Lara