Oggi ti racconto di scelte, di una in particolare, della mia scelta terapeutica, quella di curare tutta la mia famiglia, animali inclusi, con una medicina non occidentale, non convenzionale: l’omeopatia.

Giovedì scorso il mio ginocchio sinistro era gonfio e dolente: non avevo corso, non sforzato, non ero caduta, non avevo fatto nulla di meccanico che potesse motivare un ginocchio così. Cosciente di questo, ho chiamato il mio medico, confrontata, tre granuli e la mattina dopo ho fatto le scale da sola.
Questa è la potenza dell’OMEOPATIA.

Iniziai ad usarla da adolescente per curare un’acne cistica di cui porto ancora i segni sul viso, una patologia violenta, dolorosa psicologicamente per un’adolescente alle prese con l’accettazione del mondo e il farsi accettare dai simili. Al tempo la accolsi senza troppo interessarmi. Funzionò e questo mi bastò.
Dopo qualche anno Paolo, un caro amico, adolescente anche lui, ci curò un’epatite; mio fratello e la mia amica Cristina, due veterinari, iniziarono a studiare come curare gli animali. Quella fu davvero la mia iniziazione all’omeopatia unicista.
La solita tonnellata di domande iniziò a prendere spazio nella mia testa ed iniziai a leggere poi a studiare. Chicco e Cristina mi passavano i loro appunti dopo i sabati e le domeniche a Verona. A cinquanta chilometri da casa sorge da trent’anni la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona e io ne fui incantata ed io, come oramai avrai intuito succede, me ne innamorai.
Il mio primo medico omeopata fu Maurizio: si prese cura di me e della mia prima gravidanza. Maurizio mi insegnò l’arte dell’attesa, il tempo in cui il sintomo si fa più chiaro per poter poi scegliere il rimedio migliore.
Io sono un’ansiosetta, la pazienza sì la conosco, ora, un tempo me ne era chiara solo la definizione nel dizionario. Maurizio mi trasmise il senso e l’importanza della semplicità, del rispetto.
Tommy, mio figlio maggiore, nacque in quel momento e, da neonato da manuale, non faceva che ammalarsi. Quando non respirava per la tosse a me si apriva lo scenario ora non gli arriva più ossigeno al cervello, i globuli rossi diverranno neri e i neuroni si necrotizzeranno…oddio!
Un martedì di settembre alle tre e mezza di pomeriggio, era l’undici settembre duemilauno, stavo allattando davanti alla televisione, Tommy era alla sua prima febbre da cavallo e in panico chiamai Maurizio. Questo mi disse i bambini devono ammalarsi, la febbre alta è sintomo di una buona energia, stai serena. Aspettiamo qualche ora e vediamo come evolve. Ed aspettai. Queste parole divennero il mio mantra per tutta l’infanzia dei miei figli, per ogni febbre, ogni tosse, ogni macchia apparsa sul loro corpo, ogni botta in testa e naso sanguinante.
Quel giorno, che segnò la storia mondiale, segnò anche la mia in qualità di madre e paziente omeopatica.
Maurizio se ne andò una sera piovosa di ottobre. Non persi solo il mio omeopata, persi un amico, persi la persona che più conosceva di me.
Il mio rapporto con il mio medico omeopata ha come caratteristiche la profondità e la raffinatezza: conosce i miei gusti, le mie emozioni, le mie reazioni, la mia famiglia, il mio corpo e la mia anima. Non c’è cellula di me, fisica o spirituale, che non conosca.
Ogni visita è conoscenza e consapevolezza. Ogni visita lega me al mio medico armoniosamente.
Dopo Maurizio, incrociai il cammino di Hugo, altro medico adorato di cui ricordo i disegni e le parole soavi con cui calmava il pianto dei bambini; Raffaella che mi permise di frequentare, in qualità di paziente, il corso introduttivo di omeopatia alla scuola di Verona e per questo gliene sarò sempre grata. Lì presi coscienza della potenza di questa medicina, della sua semplicità e della sua bellezza. Circondata da medici e infermieri capii,  nella mia assoluta ignoranza in materia, la fortuna che avevo e che felicemente conservo.
La mia vita da paziente mi fece incontrare Federico che ha pazienza, voce e modi che riescono a farmi tornare alla realtà, sempre. Grazie, Federico, per esserci.

Cosa ho imparato in questi anni da paziente omeopatica?
Che la sua cura è veloce e funziona con tutti, anche con chi non la merita. Non si tratta di credere o meno, si tratta di molecole che agiscono seguendo la legge dei simili: se sono punta da un’ape, il mio rimedio sarà il suo veleno. Anche a me inizialmente pareva assurdo ma funziona e funziona con i miei figli e Cuba il Dalmata e Asia il Weimaraner. Si tratta di rispettare i sintomi, accoglierli, ascoltarli e riportarli al medico.
Le polemiche…ce ne sono infinite, quotidiane e molto taglienti. Le leggo, le rispetto, come rispetto chi fa una scelta terapeutica diversa.

Questo post è dedicato a tutti i medici veterinari omeopati, ai medici omeopati, a mio fratello David, a Cristina, a Maurizio, Hugo, Raffaella, Federico, a tutti i medici della Scuola di Medicina Omeopatica di Verona e a quelli di SIOV Scuola Italiana di Omeopatia Veterinaria che con le loro pubblicazioni, pazienza, coraggio, studio e conoscenza non demordono mai per fare conoscere al mondo questa meravigliosa opportunità.

Lara, felice, fortunata e fiera di curarmi con l’omeopatia.